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September 06 Marcia francescana 2007La mia marcia fatta per…dono “Prima di partire per un lungo viaggio, porta con te la voglia di essere sincero”. E’ stato difficile trovare una motivazione che potessi comunicare, a cui aggrapparmi quando pensavo di non farcela, di non essere capace di affrontare un cammino difficile come la marcia. Non sapevo il perché ma sempre vedevo qualcuno che mi spingeva a fare la marcia, che mi incitava a non mollare ancora prima di cominciare. I segni erano ovunque, qualunque cosa chiedessi, veniva accontentata, gratuitamente, perché io non me la meritavo. Ed alla fine sono partito, da solo, con un opprimente senso di anticipata insoddisfazione, che tanto non sarebbe servito, perché potevo scappare e rimandare quanto volessi, ma prima o poi il problema mi sarebbe caduto addosso con tutto il suo peso. Non sapevo che fare, ho cercato di adattarmi, fare un po’ amicizia e cercare di predispormi all’ascolto, in modo che quando il Signore avesse voluto parlarmi io ci sarei stato. Non mi rendevo ancora conto che invece Lui mi stava già parlando da un pezzo. Non ha smesso di inviarmi i suoi segni, esaudendo ogni mia richiesta, anche la più stupida; come capitare nel gruppo rosso con suor Francesca. Mi ha fatto molto riflettere essere diventato un “povero in spirito”, proprio io che non lo sono affatto! All’inizio questi segni non mi hanno detto niente, ma poi nei primi giorni è affiorato dal mio profondo il vero motivo per cui ero qui; e anche se pensavo di affrontare il cammino da solo mi sono accorto che solo non ero, ho sentito vicino le preghiere di tutti. Il primo giorno di marcia ero diventato euforico, mi sentivo che davvero qualcosa era cambiato in me, che stavo iniziando a scrutare la strada davanti a me e a percorrerla. Muovevo i primi passi e la riflessione mi condusse a focalizzare il mio problema. Capii che dovevo farlo per il perdono, per chiarire l’inquietudine, il malessere in me. Quindi rivolsi su di me l’attenzione, ma così cominciai a sbagliare, a isolarmi, a non riuscire a sentirmi parte del gruppo, in oltre la fatica fisica alimentava in me un insistente nervosismo che è scaturito alla fine in uno stato fisico di malessere. Ma dopo una bella dormita ed un’aspirina, panacea per tutti i mali,mi sono ripreso e il cammino è ricominciato. Ho lottato, cercando di recuperare l’armonia, l’utilità di quell’esperienza, ma tutto mi sembrava vano. I miei sforzi erano inutili. Mi sentivo fuori posto, demoralizzato e con i “panni sporchi”. Speravo che la giornata di ritiro mi aiutasse a fare un po’ di chiarezza, ma il tempo è scivolato via dalle mie dita, inafferrabile. e invece di far luce, nella mia testa cresceva la confusione. Ma era proprio questo il problema: io ho usato troppo la testa, lasciando senza voce il mio cuore, soggiogandolo al volere della mia mente, avevo un vicolo ceco di fronte a me. “Chi si è perso deve fermarsi e riposare”… una frase che mi ha svelato la strada, un atro segno del Signore; lo ha detto un passante mentre ero col mio gruppo, ed esprimevo la mia difficoltà nel capirmi. Lì cominciai a capire che il Signore ad una riflessione profonda, ad un perdono che dovevo ottenere anche da solo, mi sarei dovuto fermare e lottare per ricevere il perdono che mi avrebbe liberato, il mio. Mi sentivo schiavo di me stesso, della mia inutile complessità, non riuscivo a vedere il senso dell’essenzialità, ma non materiale, quello l’avevo, dovevo trovare quello spirituale. Una lunga camminata nel cuore della notte è servita a farmi schiarire le idee. Al santuario del perdono un’altra visione si è aperta davanti a me. Come se mi fossi sentito chiamare ho percorso le stanze del santuario, finché non sono arrivato davanti a Lui, finalmente lo avevo trovato; non era esaltato dalla luce in cima ad un imponente altare, ma al contrario, mi accoglieva a braccia aperte nella semplicità di quella croce, povera e disadorna, di un marrone scuro, con un piccolo cordoncino bianco ala fusto, mi ricordava tanto l’abito di quel frate poverello. Ed è davanti la semplicità di quella croce che ho ricevuto il mio perdono. In quella giornata, per me, carica di emozioni, dove soffiava un’aria nuova, ho riscoperto, come il figliol prodigo, la sconfinata bontà del Padre, ho potuto percepire in me il grande amore che scaturisce dal perdono. uno splendido senso di liberazione invase il mio animo, mi sentivo guarito e senza più colpe. Riuscivo a sentire intorno a me l’amore per tutte le cose che mi circondavano, per lo stupendo paesaggio che i miei occhi avevano il piacere di ammirare. Quel giorno rinacqui a vita nuova, avevo compreso finalmente il senso della marcia. Fu una nuova partenza un nuovo cammino, per gli stretti sentieri del bosco. Mi sentivo come un bimbo che muove i suoi primi passi nel mondo ed è meravigliato, nella sua innocenza, dalle meraviglie del creato, dai lussureggianti scenari nei quali mi imbattevo. Innocente sì, era così che mi sentivo, sembra impossibile da credere, ma anche se per poco tempo ho sperimentato la gioia dell’amore “povero in spirito”. Infine la sforzo finale, a piedi verso Assisi, la fatica, la gioia, la sofferenza, l’allegria, la felicita nel raggiungimento della meta… Non saprei ben descrivere a parole le fortissime emozioni provate nel momento in cui ho varcato la soglia della chiesa, mi sentivo come se davvero stessi per mettere piede nella terra promessa, intorno a noi l’atmosfera sembrava quella dei cori angelici, erano vere le parole di Francesco : “Voglio mandarvi tutti i paradiso”. ed ho avuto proprio questa sensazione quando sono passato nella Porziuncola. Tutti uniti, tenendoci per mano anche se stanchi e pesanti, con lo zaino sulle spalle, facevamo la nostra entrata trionfale nella grazia del Signore. In quel momento, preceduto da una grandissima agitazione, mi sono sentito davvero in pace con me stesso. In quell’attimo il tempo si è fermato e dentro di me ho avvertito tutta la vastità del creato e la sua dolce armonia. La gioia e la festa si sono susseguite in uno spettacolare turbinio di emozioni. Avevo dentro me la felicità dell’amore vero. Finalmente il cammino si è fatto perdono |
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